Autentico Italiano© by John Axelrod Contact

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John Axelrod: Autentico Italiano

Between the glossy pages of Corriere della Sera's April 2009 ~Style~ magazine comes a portrait of Maestro John Axelrod. *scratches turntables with one hand & adjusts headphones with the other*

The piece recounts how at 16-years, piano prodigy Axelrod was accepted as a pupil by Lenny Bernstein; how after graduating from Harvard, he worked in the music industry out West, and then for the Mondavi Winery in the Napa Valley, where his epicurean appreciations blossomed. Lucky for us, he came back to the classical music world. After assisting Christoph Eschenbach at Bayreuth, he worked his way up, and with tenures mostly in Europe, he just finished his post as Musical Director at Switzerland's Luzerner Theater. He debuted Candide at Scala and Opéra de Paris.

Though born in Houston, Texas, he's cultivated a passion for Italian cuisine (loves burrata, cotoletta alla milanese, and pizza napoletana) and excellent wines (his favorites are Brunello di Montalcino and Amarone, Barolo and Barbaresco and Nero d'Avola). You can find a few essays about his culianary adventures on his website

He's also an admirer of Italian culture. One time in Venice, he convinced a gondolier to give him lessons. They redressed him in the typical gondolier outfit, put him adrift on a gondola, and he recalls singing "O Sole Mio" to Japanese and German tourists armed with video recorders.

Impressions of his fellow colleagues? He loves Dudamel (don't we all), Anna Netrebko, Magdalena Kožená more than Elīna Garanča, and he says Jonas Kaufmann has less ego than Roberto Alagna (in fairness, everybody has less ego than Alagna -- well, almost).

Axelrod's dream? To become the director of the Boston Symphony which he admits is because his mom always listened to the BSO on the radio (and in mom-worshipping Italy, few things can give you more credibility than this).

AUTENTICO ITALIANO
Discepolo di Leonard Bernstein, americano, è passato dal rock alla direzione d'orchestra alla Scala e all'Opéra.
Innamorato del Belpaese, sogna una collezione di Sassicaia. Intanto, ha ideato un marchio di qualità e una guida dei migliori ristoranti italiani nel mondo.


A 16 anni, quando i compagni di scuola studiavano per l'esamedella patente, John Axelrod era già un prodigio del pianoforte, scelto da Leonard Bernstein come discepolo per «lezioni di musica e di vita», tre ore al giorno per quattro mesi filati. Dopo la laurea a Harvard, la musica classica gli sembrava troppo da secchione e ha optato per una parentesi rock (lavorava per una multinazionale discografica occupandosi di Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, Tori Amos e Axl Rose dei Guns N'Roses).

Ma a forza di portare fuori a cena rockettari, si è appassionato tanto a vini (e gastronomia) che è diventato sommelier in una delle maggiori vinerie della Napa Valley, la Mondavi. Poi è tornato alla musica classica, prima come assistente di Christoph Eschenbach al Festival di Bayreuth, poi come direttore musicale dell'Opera di Lucerna.

Adesso, non ancora 42enne, è uno dei «bernsteiniani» più quotati del mondo: ha diretto la «prima» di Candide alla Scala di Milano e all'Opéra di Parigi (a volte, alle prove, indossa pantaloni di pelle nera tipo metallaro, nel ricordo dei tempi che furono) e ha registrato il «Kaddish» in memoria delle vittime della Shoah. La passione per la cucina italiana e i grandi vini è rimasta però inalterata, e ha scritto una guida ai ristoranti italiani del mondo, quelli da evitare e quelli che possono vantare il suo personale bollino di qualità,«Autentico italiano», che uscirà l'anno prossimo negli Usa.

Strana la vita di John Axelrod, texano di Houston, direttore d'orchestra con la valigia che mangia fuori casa per 300 giorni all'anno, papà separato di una bambina, amante dell'Italia al punto che vuole includere, nelle ultime volontà, istruzioni su come disperdere le sue ceneri da una gondola nel Canal Grande.

«La passione per il cibo italiano mi è letteralmente caduta sulla testa da bambino» sorride Axelrod. «Ero con papà e mamma da Antonio's Flying Pizza, a Houston, e la pizza volò davvero: la pasta sfuggì dalle mani del pizzaiolo e m'incappucciò. Sono cittadino onorario da quel giorno». Anche se la consacrazione arrivò più tardi, da adulto, a Venezia: «Convinsi un gondoliere a darmi lezioni. Mi portò a Dorsoduro, all'officina delle gondole, e cominciò il corso intensivo, prima con un simulatore, poi con la gondola vera. Mi prestò camicia, cappello e sciarpa, e da John diventai Giovanni. Turisti giapponesi, tedeschi: cantavo 'O Sole Mio, loro filmavano».

Dopo 15 anni di vagabondaggio con la bacchetta nella valigia, Axelrod è diventato amico di tanti grandi chef (Nobu Matsuhisa, Joachim Splichal, Wolfgang Puck) e ha aggiunto il titolo di gourmet a quello di sommelier. I suoi vini italiani preferiti? Brunello di Montalcino e Amarone, Barolo e Barbaresco, e Nero d'Avola. Sogna una «collezione verticale» di Sassicaia. «Certi vini, come il Côte du Rhône, sono dei classici, ma in generale il vino francese, con le eccezioni di Château Margaux e Latour, resta per me in secondo piano. Emergenti come lo Shiraz australiano o certi Cabernet cileni competono con le tecniche francesi, ma il gusto italiano non si replica altrove. Tra i vini americani? Ci sono Zinfandel rossi davvero vincenti; ma il mio preferito è il Cabernet Caymus Special Selection. Ottimi il Cabernet Reserve Mondavi e il Pinot Noir Russian River Valley. Una chicca? Il Pinot Noir Navarro».

L'idea della guida ai ristoranti italiani nel mondo è nata «testando» centinaia di ristoranti: «Una volta invece del sugo di pomodoro cercarono di rifilarmi del ketchup. È complicato e costoso, all'estero, avere accesso agli ingredienti giusti: se prendono scorciatoie, non è più cucina italiana». I gusti di Axelrod sono semplici: «I tagliolini al nero di seppia dell'Harry's Bar; la cotoletta alla milanese. Le costolette d'agnello di San Gimignano. E la pizza napoletana. Un piatto di prosciutto di San Daniele e una burrata fresca mi emozioneranno sempre». I migliori tra i ristoranti che vantano il bollino «Autentico italiano»? Classico a Lipsia, Fausto a Budapest, Da Marco a Houston.

E a un gourmet texano non si può non chiedere un parere sul miglior barbecue del mondo: «Goode Company BBQ a Houston». Dei colleghi direttori Axelrod parla senza tabù: «Mi piace Gustavo Dudamel, un esempio di impegno e gioia di fare musica. Valery Gergiev è un trascinatore. Come soprano a Angela Gheorghiu preferisco la voce pura di Anna Netrebko. Mezzosoprano? Magdalena Kozena meglio di Elina Garanca. I tenori? Jonas Kaufmann ha meno ego di Roberto Alagna». Il sogno? «Diventare direttore della Boston Symphony, che mia mamma ascoltava sempre alla radio. Sono felice di essere un mammone. Italiano anche in quello...»

«Feci un corso da gondoliere. Poi con camicia, cappello e sciarpa, da John diventai Giovanni. Turisti giapponesi, tedeschi: cantavo 'O Sole Mio, loro filmavano»